«Sui dati di mortalità per patologie oncologiche a Piano del Quercione, nel comune di Massarosa, non sono un medico e non voglio entrare nel merito. So però due cose: che Ispro afferma il vero quando dice che un’indagine epidemiologica richiede anni di studio, e che dal 2008 la Regione ha istituito il Registro Toscano Tumori senza però ancora aver mai proceduto a coprire il territorio regionale. Anzi: i soli territori con RTT accreditati risultano ad oggi Prato e Firenze dove il Registro era già attivo in via sperimentale dal 1985. Quello sarebbe stato lo strumento adatto a rispondere ai dubbi della comunità locale, e io con una mozione torno a sollecitarne la realizzazione completa entro l’anno»: a parlare così, annunciando l’iniziativa istituzionale, è il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti, firmatario di una mozione nella quale impegna la giunta a tradurre in realtà ciò che sulla carta dovrebbe già esistere da oltre dieci anni. Si tratta del Registro Toscano Tumori (RTT) istituito nel 2008 con legge regionale 60 ma mai portato a compimento.
«Le comunità locali, dalla Maremma al Valdarno e fin su alla Lunigiana, hanno a più riprese invocato l’istituzione del Registro che monitori la loro salute sotto il profilo oncologico. Oggi sarebbe quello, lo strumento adatto a rispondere scientificamente alla preoccupazione degli abitanti di Piano del Quercione. Ma non c’è, e lo abbiamo verificato anche attraverso il sito dell’Associazione italiana Registri Tumori, la Airtum. Evidentemente si è trattato di una delle solite leggi bandiera con cui Rossi, all’epoca assessore regionale alla sanità, si è fatto bello sul momento senza poi dare alcun seguito al progetto. Lo scotto di un percorso avviato sperimentalmente negli Anni 80 del secolo scorso, tradotto in legge nel 2008 e mai attuato oggi lo pagano i cittadini».
La mozione di Marchetti chiede che entro il 2019 si dia corpo a questa realtà fondamentale rimasta finora solo lettera morta: «Il cancro è una cosa seria, e seria deve essere anche l’attuazione delle normative perché l’inconcludenza su una materia tanto delicata è meno accettabile che in altri frangenti. L’organo di gestione, l’Ispro nato nel dicembre scorso dall’unione di Ispo e Itt, esiste. Facciamo funzionare il sistema».
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